Capire prima di curare

Dalla Divisione Energetica di Coverd le competenze e gli strumenti per una corretta diagnosi mirata a ottimizzare gli interventi di riqualificazione e certificazione degli edifici

La diagnosi energetica è un insieme sistematico di rilievo, raccolta e analisi dei parametri relativi alla situazione, alle condizioni di esercizio e anche ai consumi di un edificio: è quindi, o dovrebbe essere, il punto di partenza del processo che porta a una certificazione energetica (prevista dalla legge) basata su dati reali.

Può però anche essere applicata per individuare le cause di problemi quali la formazione di macchie e muffe che inficiano il benessere termo igrometrico.

Gli strumenti di cui si serve la Divisione Energetica di Coverd per la diagnosi degli edifici sono l’analisi termoflussimetrica e la termografia. Attraverso questi due sistemi è possibile ricavare i dati che poi vengono elaborati da software di calcolo e trasformati in grafici di facile lettura. Posto che analizzare non significa di per sé riqualificare, la fase di diagnosi permette di acquisire tutte le informazioni sullo stato dell’edificio che serviranno a evidenziare i problemi e programmare interventi mirati, poco invasivi e dai costi certi.

Il modello messo a punto dalla Divisione Energetica di Coverd per progettisti, costruttori, certificatori, privati ed enti pubblici permette di costruire un report chiaro e completo dell’esistente, che sarà la base dell’intervento di riqualificazione energetica (edifici esistenti) o il riscontro provato e oggettivo della reale qualità dell’opera (edifici nuovi o ristrutturati).

Tre casi concreti

A febbraio 2008 i tecnici della Divisione Energetica di Coverd sono stati incaricati della diagnosi energetica di un edificio residenziale di recente realizzazione. Scopo dell’intervento era rintracciare le cause della formazione di muffe in diversi ambienti abitativi, specie in quelli posti al primo piano. L’intervento è consistito in un’analisi termografica dell’intera struttura che ha prodotto una relazione dettagliata e corredata di immagini comprendente anche l’indicazione di alcune linee di intervento volte a ridurre o eliminare gli inconvenienti lamentati.

Grazie alla termografia, un’analisi assolutamente non invasiva che viene eseguita con una termo camera a infrarossi, è stato possibile evidenziare carenze metodiche nell’isolamento delle facciate ed alcune irregolarità realizzative localizzate in punti precisi dell’edificio.

L’analisi termografica ha evidenziato anche rilevanti fenomeni di ponti termici in prossimità dei quali era evidente la formazione di muffe.

I rilievi e la successiva elaborazione informatica dei dati raccolti hanno prodotto una relazione esaustiva contenente indicazioni mirate e non generiche degli interventi correttivi praticabili.

Oltre a un cappotto esterno con materiali massivi e sistemi traspiranti quali il sughero biondo naturale, teoricamente risolutivo ma tecnicamente difficile da praticare nella situazione specifica, la conoscenza del problema acquisita attraverso l’analisi ha permesso di mettere a fuoco interventi più circoscritti ma ugualmente risolutivi, come la realizzazione di cappotti interni di sughero biondo naturale nei locali di alcuni appartamenti, una migliore coibentazione dei serramenti ed eventualmente l’isolamento del solaio tra il primo piano e il piano terra con un cappotto esterno realizzato in aderenza al soffitto, in sostituzione dell’attuale controsoffittatura con camera d’aria.

La diagnosi è stata anche l’occasione per fornire agli utenti alcune regole di buona conduzione degli alloggi, per esempio mantenere le temperature a un livello non superiore ai 20 °C soprattutto nelle camere da letto, evitare che l’umidità relativa raggiunga valori troppo elevati, aerare ciascun locale ed evitare gli sbalzi termici.

Un mese prima, a gennaio, la Divisione Energetica di Coverd era stata impegnata nell’analisi di un appartamento i cui abitanti lamentavano la formazione di muffe sulle pareti della camera da letto rivolte a nord ed est. Per inquadrare l’entità del problema e quantificare le carenze di isolamento serviva determinare il valore di trasmittanza delle pareti (e in funzione di questo l’isolamento termico della camera), cosa che si può fare carotando le pareti o con un’indagine strumentale decisamente meno invasiva che prevede l’impiego di un termoflussimetro.

Nel caso specifico, l’analisi termoflussimetrica è stata preceduta da un’indagine preliminare tramite termocamera a infrarossi, al fine di individuare possibili disomogeneità termiche dell’elemento strutturale e identificare i punti di rilievo più rappresentativi per la valutazione dell’isolamento termico.

Sfruttando i risultati della termografia per ottimizzare l’analisi termoflussimetrica, è stato possibile evidenziare un buon isolamento complessivo della parete in esame, ma anche un insidioso ponte termico in corrispondenza dell’angolo tra la parete nord e la parete est della camera che causava un aumento del 35% del valore di trasmittanza.

Inquadrato e quantificato il problema, è stato possibile suggerire un intervento di riqualificazione mirato e circoscritto che permetterà di ristabilire il corretto equilibrio termo igrometrico con la minor spesa e il minor disagio possibile.

Ultimo caso studiato, ma non per questo meno importante, è la verifica delle caratteristiche di isolamento termico effettuata dopo anni di esercizio dell’immobile Bovisa ‘90 allo scopo di verificare l’eventuale decremento delle caratteristiche di resistenza termica dell’isolante. Non è infatti infrequente che il materiale utilizzato subisca con l’esercizio un precoce deperimento (rilevanti sbalzi termici) ovvero subisca alterazioni di tipo fisico (afflosciamento e disgregamento del pannello).

Questi strumenti di verifica non distruttiva delle caratteristiche di isolamento termico sono molto utili nell’ambito della procedura di aggiornamento della certificazione energetica che, come previsto dalla normativa nazionale, ha validità decennale dalla data di rilascio.

Dott. Alberto Manzoni