Recuperare il sottotetto

In questa operazione, agevolata dalla legge, il sughero interpreta un ruolo da protagonista grazie alle sue qualità d’isolante a alla grande praticità nell’utilizzo. Risultato: un nuovo ambiente abitabile salubre, in tempi molto brevi e senza appesantire troppo le strutture dell’edificio

Un figlio che diventa grande e che reclama il suo spazio per emanciparsi dai fratellini, un hobby “ingombrante” sbocciato all’improvviso o il bisogno di un posto dove stare in santa pace a leggere e ascoltare musica.

E’ in momenti come questi che molti ricordano di avere in casa uno spazio sottotetto, generalmente un ambiente abbastanza ampio e usato solo per parcheggiare i vecchi sci e gli scatoloni con i bicchieri ereditati dalla nonna. Prima di dare il via ai propri sogni è però necessario che questo luogo diventi “abitabile” a tutti gli effetti, dal punto di vista pratico oltre che da quello legislativo.
Per quanto riguarda le norme, è l’ormai nota legge regionale 15.7.96 n.ro 15 a dettare le regole: “Il recupero abitativo dei sottotetti – si legge al comma 6 dell’articolo 1 – è consentito purché sia assicurata per ogni singola unità immobiliare l’altezza media ponderale di mt. 2,40, ulteriormente ridotta a mt. 2,10 per i Comuni posti a quote superiori a mt 1000 di altitudine slm, calcolata dividendo il volume della parte di sottotetto la cui altezza superi mt. 1,50 per la superficie relativa”. Se il sottotetto(con questo termine s’intende il volume sovrastante l’ultimo piano di un edificio destinato tutto o in parte a residenza) rispetta questi requisiti, occorre ottenere una concessione edilizia dal Comune, pagare i relativi oneri e rispettare le prescrizioni igienico-sanitarie già previste dalla legge in tema di abitabilità. Va però tenuto presente che l’Ufficio tecnico comunale rilascerà la concessione solo se verrà data garanzia del rispetto delle norme sull’isolamento termico. La legge 15/96, art. 5, recita infatti: “Il progetto di recupero ai fini abitativi deve prevedere idonee opere di isolamento termico anche ai fini del contenimento dei consumi energetici dell’intero fabbricato. Le opere devono essere conformi alle prescrizioni tecniche in materia contenute nei regolamenti vigenti, nonché alle norme nazionali e regionali in materia d’impianti tecnologici e di contenimento dei consumi energetici”.  Poco male, anzi! Vorrà dire che quando recupereremo il nostro sottotetto per renderlo perfettamente vivibile otterremo anche il vantaggio indiretto di isolare termicamente la copertura della casa. Passando all’aspetto pratico della questione, occorre che il recupero riguardi tutti gli elementi in gioco e il sughero in questo caso ha un ruolo da prim’attore. Partiamo dal sotto…

Il pavimento deve essere isolante ma leggero
La prima cosa da tener presente è che l’ultima soletta dell’abitazione non ha la stessa portanza delle altre, bisogna dunque pensare a una pavimentazione isolante leggera, diversa da quelle tradizionali. Il perché è presto detto: il fondo sabbia-cemento ha un peso di circa 20kg/mq per ogni centimetro d’altezza e per una pavimentazione normale con massetto occorrono circa 7 cm, ciò vorrebbe dire caricare la soletta di circa 120 kg/mq, cosa spesso impraticabile. Con il sughero il problema portanza è risolto. Per il sottofondo viene utilizzato l’impasto di sughero biondo SugheroLite con l’aggiunta di vetrificante a presa aerea KoGlass, il tutto per un peso di circa 7,5 kg/mq. A questo punto, anziché il massetto di cemento s’impiega un pannello di ripartizione in legno KoSial, che a sua volta ha un peso di circa 12 kg/mq.
La differenza è evidente: 120 kg/mq contro 20 kg/mq. Unico neo, molto piccolo per la verità: la finitura dovrà essere necessariamente in parquet e non in piastrelle. Un secondo vantaggio dell’isolamento della soletta eseguito con il sughero usando la tecnologia CoVerd è il tempo di esecuzione molto breve:
tre giorni in tutto. Un giorno per stendere il sughero e il vetrificante, un giorno per il pannello di legno, un giorno per posare il parquet.

E adesso parliamo della parte sopra
Cominciamo dal caso di un tetto che guardato da sotto si presenta con travetti di legno e tegole a vista. Un tipo di soluzione, minimale, consiste nell’inserire pannelli di sughero SoKoVerd.LV nell’intercapedine tra un travetto e l’altro, magari con l’aggiunta di un materassino KenSol in fibre di Kenaf, dopo di che si può applicare il controsoffitto di finitura con perline di legno o lastre di cartogesso. Il vantaggio di questo tipo d’intervento è che l’abbassamento è minimo e quindi si “ruba” pochissimo spazio all’altezza del locale. Tuttavia il risultato d’isolamento è decisamente migliore se ai pannelli di sughero nelle intercapedini dei travetti, che costituiscono una prima barriera, ne vengono aggiunti altri, di spessore inferore, a mo’ di controsoffitto. Sarà su questi, poi, che verrà applicata la finitura che si preferisce, perline di legno o cartongesso. Con questa soluzione più “protettiva” lo spessore dell’abbassamento è nell’ordine dei 3-4 centimetri, non molto tutto sommato.
Se invece il tetto è in laterizio, le operazioni sono ancora più semplici: si applicano i pannelli SoKoVerd.LV al manufatto con sistema a kappotto e si procede alla finitura desiderata.

Due piccioni con  una fava
Dopo aver deciso la soluzione per la copertura ci si può preoccupare di coibentare in modo corretto le zone laterali, si raggiunge anche l’obiettivo di isolare termicamente l’appartamento sottostante.
Gli interventi devono essere studiati su misura, a seconda delle caratteristiche dell’ambiente e dell’obiettivo da raggiungere, ma in linea di massima le modalità sono due: si può isolare tutto il sottotetto raccordando al limite di falda la copertura con la pavimentazione, oppure si possono realizzare delle contropareti coibentate, in pratica un raccordo tra l’isolante della copertura e quello del pavimento, laddove l’altezza non consente più l’ulilizzo proficuo del locale. Va però tenuto presente che, anche in quest’ultimo caso, l’isolamento della pavimentazione deve riguardare tutta la soletta, in modo da non creare “buchi” nella coibentazione.

Geom. Massimo Murgioni