Mai più progetti senza acustica

L’importanza della difesa dal rumore nel II Seminario promosso da CoVerd al Teatro San Carlo di Milano. Risposte importanti per progettisti e operatori del settore edile

Un dato su tutti: le Arpa del territorio sono sempre più subissate da richieste di intervento da parte di cittadini che vedono la loro qualità di vita minacciata dal rumore.

Sotto accusa non ci sono più soltanto aeroporti, ferrovie e autostrade, ma spesso anche locali pubblici e problemi intrinseci agli edifici, come quelli causati dalle vibrazioni che si trasmettono per via solida nelle strutture. Due casi emblematici di un’attività produttiva e di un locale pubblico ostacolati dal rumore sono la centrale di cogenerazione di Osimo e una sala bingo a Torino, entrambe chiuse a pochi mesi dall’inaugurazione perché troppo rumorose. L’intervento di insonorizzazione, imposto dalle autorità su pressione dei cittadini, è stato attuato in grave ritardo e questo ha significato dispendio di denaro. Se si fosse progettato e costruito in modo “acusticamente compatibile” il danno sarebbe stato evitato e si sarebbe realizzato un risparmio.
Di questo e di molto altro si è parlato nel secondo seminario “Acustica negli edifici” organizzato da CoVerd il 25 novembre 2002. A distanza di tre anni dalla prima riuscitissima edizione, l’incontro è servito a fare il punto sulla situazione dell’acustica in architettura, dal quadro legislativo in continuo movimento agli aspetti più moderni della tecnica applicativa per abitazioni e locali pubblici. Cinquecento persone, tra funzionari di enti pubblici, progettisti, professionisti e operatori del settore edile hanno raccolto l’invito all’auditorium del Collegio San Carlo di Milano, ospiti per una giornata di confronto e approfondimento che si è rivelata straordinariamente utile.
“Chi di voi si è preso la briga di leggere il decreto sui requisiti passivi acustici degli edifici, che sarebbe il riferimento legislativo per chi opera nel miglioramento della qualità della vita nelle abitazioni, ha certamente notato che ci sono delle incongruenze – ha esordito il dottor Bruno Abrami, consulente acustico e membro di diverse commissioni ministeriali come specialista di acustica – In particolare è stata fatta confusione tra l’isolamento dal rumore che arriva per via aerea e il cosiddetto calpestio, che invece si trasmette per via solida sotto forma di vibrazioni. Tale confusione rende difficilmente applicabile l’insieme delle cose e mette in difficoltà gli operatori del settore. In ogni caso – ha aggiunto Abrami, fine relatore e ottimo chairman durante tutto il convegno – affinché questi decreti importanti per il benessere delle persone diventino operativi è necessario che i Comuni adottino ciascuno un proprio regolamento attuativo.
Finora il solo Comune di Catania ha provveduto. Ciò è conseguenza del fatto che conosciamo molto bene l’acustica tecnica e l’acustica fisica, ma conosciamo ancora poco l’acustica ambientale, che ha per obiettivo il miglioramento della qualità di vita delle persone”.
Del panorama normativo, dominato dalla Legge Quadro sull’inquinamento acustico n.447 del 1995 (alla quale si rifà il Dpcm 5/12/97 citato da Abrami sui requisiti acustici passivi degli edifici) hanno parlato anche la dottoressa Simona Invernizzi e il dottor Manolo Spadotto, tecnici competenti in acustica ambientale presso l’Arpa di Monza. I loro interventi hanno sottolineato in modo particolare l’importanza della sensibilizzazione dei progettisti alle problematiche dell’acustica ambientale. L’equazione è semplice: edifici progettati e costruiti con criteri di comfort acustico migliorano la qualità della vita delle persone, riducono l’intervento delle autorità e il numero dei contenziosi; dunque realizzano un risparmio apprezzabile a livello generale dalla collettività.
Un sicuro risparmio lo hanno ottenuto i soci delle cooperative “Bovisa 90” e “La Casa Ecologica”, rappresentate al seminario dalla presidente Graziella Antoniotti. Le loro abitazioni ultimate un anno fa a Milano secondo i criteri della bioarchitettura si stanno rivelando un ottimo investimento dal punto di vista della vivibilità, sia climatica sia acustica (vedi la relazione di Graziella Antoniotti che pubblichiamo integralmente a parte).
Dell’importanza della vivibilità degli edifici ha voluto parlare anche don Aldo Geranzani, rettore del Collegio San Carlo e dunque padrone di casa nell’auditorium insonorizzato da CoVerd che ha ospitato il convegno. “Il mio invito da educatore è questo: non dimenticate la persona umana che va a vivere negli ambienti che costruite – ha affermato – Il mondo che abbiamo preparato ai nostri figli rischia di essere un mondo senza silenzio, diamo ai ragazzi e alle persone che lavorano delle case che possano essere vissute davvero”.
Negli ultimi anni la domanda del mercato immobiliare si è orientata verso una produzione di qualità maggiore rispetto al passato. Ne ha parlato il geometra Maurizio Sabbadini, direttore del Consorzio Cooperative lavoratori di Milano. “Come Consorzio stiamo assistendo a una ricerca sempre più accentuata di qualità nelle abitazioni. Tre i cardini: vivibilità, manutenibilità e durabilità. Davanti a case sempre più confacenti all’ottimale, anche sotto il profilo acustico, i nostri soci hanno risposto positivamente, anche perché la ricerca della qualità si è tradotta in atti concreti come la certificazione in sede di realizzazione”.

L’architetto Cristina Bernasconi, tecnico competente in acustica ambientale, ha evidenziato come l’acustica sia entrata di diritto nella progettazione, al punto da costituire un fattore discriminante nella scelta delle strutture edili, dell’organizzazione dell’edificio rispetto al contesto e dell’organizzazione interna. Sulla stessa falsariga, con particolare attenzione alla scelta delle strutture e dei materiali, sono stati gli interventi degli architetti Guido Brighi e Marco Lucchini, entrambi autori di progetti importanti. Quando si “inventa” e si costruisce una casa si innesca un continuo tira e molla con lo spazio, ma è meglio rinunciare a qualche millimetro a vantaggio di un buon isolamento climatico e acustico piuttosto che trovarsi a dover intervenire con correttivi in seconda battuta.
“Tanto più che oggi esistono materiali per ogni tipo di intervento e che con la giusta consulenza – come ha sottolineato il dottor Marco Raimondi di CoVerd – quasi tutti gli obiettivi di comfort acustico, in ogni caso quelli previsti dalle leggi vigenti, possono essere raggiunti. L’importante è agire per tempo, con un progetto che tenga conto di tutte le variabili necessarie a rendere davvero un edificio vivibile, oltre che – ha precisato il geometra Massimo Murgioni di CoVerd – con l’adeguata assistenza in corso d’opera durante i lavori di cantiere”.
Quando il convegno è finito l’orologio segnava le 17,30. Sei ore a parlare di acustica negli edifici, intervallate da una piacevole colazione di lavoro. Viene da domandarsi il perché di tanto impegno. “Chi da anni ha intrapreso la strada dell’attenzione agli aspetti acustici in campo edile fin dalla fase progettuale ed alle scelte delle soluzioni architettoniche e strutturali – è la risposta di Angelo Verderio di CoVerd – deve sentire il dovere di presentare la propria esperienza concreta. Ciò al fine di promuovere tra tutti gli operatori dinamiche che portino ad un progressivo miglioramento delle abitazioni”.

Due consigli utili e una regola d’oro
A chi sta acquistando un’abitazione si può consigliare di non andare a visitare l’immobile la domenica mattina. Può infatti capitare che una casa splendidamente silenziosa il giorno festivo si ritrovi investita di immissioni fastidiose durante la settimana oppure la sera tardi, a causa delle vibrazioni prodotte da un’attività produttiva al piano terreno o del rumore antropico dovuto all’assembramento di molte persone nelle vicinanze.
Se si vuole avere un’idea chiara di cosa si va a comperare sono consigliabili più visite e almeno una durante la settimana in orario di lavoro. Un ottimo sistema è quello di richiedere al venditore la certificazione che la casa che si sta acquistando presenta immissioni (da rumore, temperatura, luce…) ad di sotto del limite giurisprudenziale della “normale tollerabilità” previsto dal Codice civile. Negli Stati Uniti avviene regolarmente qualcosa di simile: ci sono tecnici che misurano le immissioni nelle case in vendita e poi rilasciano un certificato, in mancanza del quale l’abitazione risulta difficilmente vendibile.
In Italia siamo ancora lontani da questa situazione, ma nulla vieta anche a noi di richiedere la certificazione sulle immissioni a chi ci sta vendendo l’immobile. Superata la sorpresa del venditore saremo sicuri di aver concluso un buon affare.
Ma cosa può fare il cittadino che possiede già una casa e che si scontra con un’invasione da rumore?
Il primo passo è rivolgersi all’amministrazione comunale che a sua volta attiverà l’Arpa (Agenzia Regionale Protezione Ambiente), che è l’ente pubblico preposto ad intervenire in questi casi. Se ciò non basta si può intentare causa civile, sempre che si sia disposti a sostenere costi indifferenti e a sopportare tempi lunghi. L’alternativa, se la situazione lo richiede, è il ricorso alla Procura della Repubblica.
Beninteso, sia la causa civile sia il ricorso alla Procura rappresentano l’ultima spiaggia.
In tutti i casi, la regola sempre valida è: meglio pensarci prima. Comprare in modo “sicuro” è importante, ma ancora di più lo è progettare e costruire tenendo presente il problema del rumore e delle immissioni in genere.
Fatta eccezione per i casi classificabili come “ordine pubblico” o “turbativa della quiete”, che sono di competenza delle forze dell’ordine, una giusta progettazione e un’adeguata realizzazione mettono sia il venditore sia l’acquirente al riparo da sfibranti contenziosi legali. Con tutti i vantaggi del caso.

Michele Ciceri