Il rumore rosicchia il portafoglio

Il numero dei contenziosi aumenta e la rumorosità, ambientale o strutturale, influenza il valore degli immobili.

Il rumore non è solo fonte di stress, di liti e di problemi con i vicini di casa. Le insidie di questo nemico pesano anche sul portafoglio e si fanno sentire quando si è nella condizione di comprare o vendere un immobile.

Diciamolo subito: un appartamento rumoroso vale tra il 10 e il 15 per cento in meno rispetto a un appartamento con le stesse caratteristiche ma senza problemi di decibel. Lo dimostrano ampiamente i dati delle associazioni di categoria dei consumatori e gli studi compiuti dalle società immobiliari che hanno cominciato ad affrontare con la dovuta serietà il problema dell’acustica in ambiente di vita.
Ora, il rumore nelle abitazioni ha sostanzialmente due cause, una ambientale e una strutturale.
La causa ambientale si riferisce alla collocazione dell’edificio nel contesto urbanistico, più o meno vicino a fonti di rumore quali insediamenti produttivi, aeroporti, vie trafficate, luoghi aperti al pubblico e chiama in causa i piani di zonizzazione acustica, previsti dalla legge, di cui soltanto il 15 per cento dei Comuni italiani ha provveduto a dotarsi. Da questo punto di vista sarebbe auspicabile una maggiore solerzia da parte delle amministrazioni locali.
La causa strutturale invece dipende dalle caratteristiche di progettazione e di costruzione dell’edificio e si manifesta con la rumorosità degli impianti, quali scarichi e ascensori, o con la ridotta capacità di fonoisolamento delle partizioni. Nei convegni si cita spesso il caso del condomino che sente il vicino fare click sull’interruttore delle luci, cosa che capita ancora nelle costruzioni di nuova e nuovissima realizzazione.

Come difendersi?
Nel caso di rumore da cause ambientali, il cui disturbo a volte incomincia in data successiva all’acquisto dell’immobile (basti pensare al caso di un appartamento in una via tranquilla dove vengono aperti un disco bar o un supermercato con impianto di condizionamento esterno), la lotta passa per i comitati di via o di quartiere, gli esposti al Comune, all’Asl, all’Arpa e alla magistratura. Se poi non è possibile rimuovere la causa esterna del rumore non resta che chiedere il risarcimento patrimoniale del danno subito in termini di qualità di vita e di deprezzamento dell’immobile.
In ultima analisi, se non si cambia casa, si può cercare di sopravvivere mettendo in atto degli accorgimenti tecnologici: doppi vetri, pareti insonorizzate, schermature esterne.
Non va trascurato un aspetto molto importante: in caso di contenzioso il danno non è solo di chi subisce il rumore e la svalutazione dell’immobile, ma anche di chi lo provoca in quanto può essere chiamato al risarcimento. Dunque chi realizza discoteche, pub, piano bar o supermercati farebbe bene a progettare e costruire tenendo conto dell’acustica. Nel caso di rumore da cause strutturali, il protagonista è chi progetta e chi costruisce l’edificio.
La legge determina i requisiti acustici delle sorgenti sonore interne agli edifici ed i requisiti acustici passivi degli edifici e dei loro componenti in opera
(Dpcm 5/12/97), ma continua a essere cattiva abitudine pensare che questo adempimento si esaurisca in un timbro su un pezzo di carta.
Normative a parte, conviene a un costruttore mettere sul mercato case che lo espongono a citazioni in tribunale per “rumorosità molesta” ?
Visto il numero crescente dei contenziosi che arrivano ai tribunali la risposta è sicuramente no.

Michele Ciceri