Il mercato chiede case di qualità

Dalla domanda di quantità degli anni scorsi si è passati alla ricerca del “vivere bene” e la produzione edilizia ha dovuto finalmente adeguarsi alle esigenze del bio-ecologico.  In parallelo il maggior costo dell’investimento iniziale comincia a non essere più un ostacolo per le famiglie, anche perché viene ammortizzato in pochi anni e si riflette positivamente sulla salute.

Negli ultimi anni la domanda di alloggi sul mercato ha registrato lo spostamento da una produzione di quantità a una produzione di qualità, con un’attenzione sempre crescente alla bio-eco-compatibilità del prodotto.

Il trend è evidente non soltanto nella fascia alta del mercato, dove l’utente ormai non lesina più investimenti mirati al miglioramento della qualità della vita, ma anche nel segmento medio-basso, dove il problema del contenimento dei costi è avvertito in maniera più marcata.  Indubbiamente l’affermarsi di questo nuovo modo di pensare è diventato realtà grazie alle nuove tecnologie applicate ai materiali, che hanno reso accessibili soluzioni considerate inavvicinabili soltanto qualche anno fa. Prendiamo il caso del sughero, che per le sue proprietà uniche nell’isolamento acustico e termico si colloca necessariamente in una fascia di prezzo medio-alta: oggi la gamma dei prodotti è talmente ampia da risultare accessibile a tutti e soddisfare esigenze dalle più semplici alle più complesse. Dunque la “eco-casa”, di cui oggi si parla come difesa dall’inquinamento, non ultimo quello acustico, può andare di pari passo col risparmio, anche perché basta saper fare i conti: se infatti resta vero che chi sceglie soluzioni e materiali di qualità va incontro tuttora a un investimento iniziale maggiore, è stato calcolato che l’extracosto viene ammortizzato nel giro di 5-10 anni, dopo di che l’immobile inizia a garantire un vantaggio netto anche in termini economici (risparmio energetico), oltre che di benessere psicofisico per chi ci vive (ambiente sano, isolamento dai rumori eccetera).

L’esperienza del Consorzio Cooperative Lavoratori  di Milano
E’ significativa l’esperienza del Consorzio Cooperative Lavoratori di Milano, testimoniata dal direttore, Maurizio Sabbadini, al seminario “Acustica negli edifici” organizzato da Coverd.
“Certamente l’approccio al problema della realizzazione di alloggi è mutato nel corso degli anni. Nel periodo 1960-1970 bastava la produzione, idem per buona parte degli anni Ottanta. Un po’ più attento al problema dell’acustica, vorrei parlare soprattutto di questo, il settore lo è diventato agli inizi degli anni Novanta. Certamente oggi la situazione è ancora diversa e si avverte una sensibilità maggiore che riguarda sì noi operatori specifici, ma anche tutto il settore. La produzione di qualità deve essenzialmente basarsi su una ricerca di vivibilità, manutenibilità e durabilità, all’interno di un approccio globale.
In fin dei conti la casa è la culla delle famiglie, senza le quali non ci sarebbe la nostra società, cerchiamo dunque di fare in modo che questa culla sia la migliore possibile. Ci possono essere anche le esperienze della “Casa Ecologica” (ne abbiamo parlato sul numero scorso della rivista ospitando l’intervento della presidente della cooperativa La Casa Ecologica di Milano, Graziella Antoniotti), ma ci sono anche esperienze di tanti altri interventi, sicuramente meno noti, che comunque devono offrire condizioni ottimali per garantire la vita familiare. L’attenzione alle tre tematiche della vivibilità, manutenibilità e durabilità, il nostro Consorzio le ha tradotte in fatti concreti, al punto che i nostri soci, che sono migliaia, hanno risposto con positività quando sono stati consegnati loro gli alloggi. Una positività motivata anche dalla certificazione nero su bianco del rispetto degli indici acustici ottenuta dopo le prove foniche eseguite, da Coverd e da altri, in sede di realizzazione”.
Ma la strada che porta al miglioramento della qualità della vita nelle abitazioni inizia nelle scelte progettuali e passa dal corretto impiego dei materiali, oltre che dalla scelta degli stessi. Soffermiamoci ancora sull’acustica.
“Oggi non ci può più essere produzione nel settore edilizio se chi opera, che si chiami impresa o immobiliare, non è sensibile al problema del contenimento del rumore – aggiunge il geometra Sabbadini – non tanto perché deve rispettare la normativa, che è una cosa importante, ma perché deve offrire un prodotto vivibile, altrimenti difficilmente vendibile sul mercato. Però non si può pensare di realizzare un qualcosa di corretto sotto il profilo acustico se chi progetta non ha una sensibilità e un aggiornamento professionale all’altezza, in grado di suggerire soluzioni ottimali nell’ambito di un equilibrio economico. Apro una parentesi: nel processo costruttivo siamo ormai vicini a un numero di venti professionisti coinvolti: personalmente comprenderei anche il professionista che segue la parte acustica. Infine vorrei sottolineare l’importanza della fase del cantiere: può essere tanto brava Coverd a fornire un materiale certificato, ma se poi non c’è l’accortezza nella posa e nelle soluzioni impiantistiche, il risultato che si ottiene è inferiore alle attese. Credo dunque importante che l’approccio al problema del rumore non sia soltanto legislativo, ma anche applicativo e poi realizzativo”.

Michele Ciceri