La casa bioclimatica in centro città

I materiali e le tecnologie CoVerd per “Ponte D’Arena”, un nuovo complesso residenziale nel cuore di Monza che sposa la massima espressione del comfort bio-climatico con l’efficienza energetica e la sostenibilità ambientale.

“Ponte d’Arena” è il risultato di un’idea che insegue la massima espressione del comfort abitativo attraverso l’efficienza energetica e la sostenibilità ambientale.

Il progetto è interessante perché mette d’accordo concetti che molti – erroneamente – pensano possano essere in contrasto: la raffinatezza estetica e la sostenibilità ambientale, le esigenze di un mercato immobiliare aggressivo e l’uso di materiali naturali e fonti rinnovabili.

Qui anche il marketing ha fatto una scelta innovativa e gli obiettivi “eco” e “bio”, che gli operatori dell’intervento hanno messo sulla carta con soluzioni tecniche all’avanguardia, sono diventati il richiamo pubblicitario principale oltre che – a cantiere appena avviato – la chiave del successo commerciale.

Il prestigioso complesso – sedici appartamenti di ampia superficie e due spazi commerciali disposti in due palazzine multipiano – è in costruzione a Monza in una nicchia di verde e di tranquillità nel cuore cittadino, a due passi dal Ponte dei Leoni, dall’Arengario e dal Duomo.

Il nome “Ponte D’Arena” richiama il vicino ponte sul fiume Lambro costruito in epoca romana e così chiamato per la sua vicinanza con un’area dedicata alle attività ginniche e sportive. Terrazzi al piano, giardini privati, autorimesse interrate: in una parola, il lusso. Unito però a una scrupolosa ricerca estetica e tecnica attraverso l’uso di materiali bio-compatibili, sia a livello strutturale che nelle finiture, e all’adozione di soluzioni impiantistiche di nuova generazione come il bioriscaldamento e la domotica. Il nome è storico, ma il cantiere è innovativo, con tipologie a prima vista impensabili in una location così centrale e scelte progettuali non convenzionali per garantire – oltre al comfort bioclimatico – alti livelli di sicurezza sia in termini di safety che di security.

La coibentazione delle strutture è il non plus ultra della tecnologia bio-climatica perché l’obiettivo di chi ha progettato isolamenti e impianti tecnologici era costruire un Bioclimate Sensitive Building, definizione che non serve tradurre dall’inglese e che sintetizza i temi della massima efficienza energetica, della sostenibilità ambientale e, prima ancora, del migliore impatto dell’opera sul macro e sul micro ambiente circostanti.

Il sistema isolante previsto per le pareti perimetrali è il cappotto termico sia all’esterno sia all’interno delle partizioni, oltre che nell’intradosso nella soletta parte sovrastante i box interrati.

“Questo sistema permette di minimizzare lo scambio di energia con l’esterno eliminando i ponti termici in corrispondenza di travi e pilastri – ci spiega l’ingegner Matteo Bosetti di Planning (Monza) che ha seguito la parte tecnologica; – inoltre tutta l’inerzia termica dell’edificio lavora in sinergia con lo spazio abitato garantendo lo smorzamento delle variazioni di temperatura, accumulando e cedendo all’occorrenza gli eccessi di energia”. Dopo aver valutato diversi materiali è stato scelto il sughero biondo naturale “Perché – sottolinea il progettista – presenta valori di conduttività paragonabili ai migliori isolanti sintetici ma in pratica si differenzia, grazie alle sue proprietà naturali, nell’avere una buona traspirabilità e nel possedere un valore molto basso di diffusività termica.

Due parametri indispensabili per la scelta di soluzioni e tecniche progettuali che consentono di realizzare degli edifici a basso valore di dispersione termica con elevato confort abitativo utilizzando materiali naturali”. Si è puntato su spessori importanti per avere il massimo risultato e i pannelli di sughero SoKoVerd sono risultati perfetti. “L’edificio deve risultare capace di adattarsi alle variazioni climatiche esterne richiedendo l’intervento degli impianti di riscaldamento e raffrescamento solo per minime correzioni del microclima interno”.

Per le pareti divisorie tra alloggi – allo scopo di evitare “furti” di calore tra un’unità e l’altra e garantire l’isolamento acustico nel rispetto del DPCM 5.12.97 – si è optato per la soluzione ovatta-sughero-ovatta nell’intercapedine della doppia muratura con blocchetti fonici in laterizio NK8. L’ovatta è KoFiVeg, un materassino prodotto con tessuti di origine vegetale: il sughero SoKoVerd.LV.

L’uso del sughero è stato previsto anche per la realizzazione del sistema anticalpestio dei pavimenti, con la tecnologia della SugheroLite (granuli di sughero biondo naturale bolliti e ventilati) mescolata al vetrificante a presa aerea KoGlass. Una scelta tecnologica che, tra l’altro, si sposa perfettamente con il tipo di riscaldamento previsto di tipo radiante a pavimento.

La separazione tra il sottofondo di sughero e il sovrastante massetto sabbia-cemento che ospiterà la pavimentazione consisterà in un materassino KoSep.L, costituito da lana di pecora agugliata accoppiato a uno strato di carta politenata. Al di sopra verrà posata una rete elettrosaldata KoSteel su cui alloggeranno le tubazioni del sistema di riscaldamento e raffrescamento con apposite clips; si completerà con la formazione di un massetto in sabbia e cemento ed il relativo pavimento. Sughero, infine, nel tetto bioedile ventilato, anche questo isolato in modo importante con uno strato di granuli SugheroLite costante alloggiato tra gli assiti (in questo caso sfuso) e uno strato di pannelli SoKoVerd.LV sormontati da una listellatura che garantisce un’abbondante ventilazione nel sottotegola.

L’azione combinata della ventilazione e del doppio isolamento in falda garantirà la massima protezione in ogni condizione climatica, nonché un’eccellente protezione acustica.

L’ingegner Bosetti fa notare che “I valori di trasmittanza dei vari componenti edilizi dell’edificio saranno inferiori alle soglie previste dal nuovo DL 311/2006 per l’anno 2010 e in questo modo, quando sarà ultimato, si potrà ambire alla classificazione in classe A. Inoltre – aggiunge – particolare cura è stata posta anche alle protezioni solari esterne delle parti vetrate per evitare surriscaldamenti degli ambienti e contenere i consumi per la climatizzazione estiva”. La produzione di acqua calda e refrigerata per i sistemi di climatizzazione e per l’impianto di acqua calda sanitaria sarà garantita da pompe di calore che utilizzeranno l’acqua di falda quale sorgente di energia geotermica.

Questa soluzione porterà alcuni vantaggi all’ambiente e agli occupanti: non si utilizzeranno combustibili fossili e pertanto non ci saranno emissioni inquinanti; si avranno risparmi gestionali fino al 40% rispetto a sistemi tradizionali; in estate, il funzionamento delle pompe di calore per la climatizzazione produrrà come sottoprodotto energia termica, che verrà usata per il preriscaldamento dell’acqua calda sanitaria. L’acqua di falda utilizzata dalle pompe di calore – che mediamente subisce una piccola variazione termica nell’ordine di 3°C – potrà essere utilizzata per il riempimento delle cassette di risciacquo dei Wc e per l’innaffiamento delle zone a verde prima di essere reimmessa nel terreno.

“Ogni unità immobiliare – aggiunge l’ingegner Gigi Marazzi di Planning – sarà climatizzata mediante un sistema misto costituito da pannelli radianti e aria primaria di rinnovo. I sistemi di rinnovo dell’aria saranno completi di recuperatore di calore ad alta efficienza”.

Le unità immobiliari di “Ponte D’Arena” mirano al mercato medio-alto proponendo non soltanto soluzioni lussuose ma – cosa decisamente nuova – un approccio eco-sostenibile.

“Con Ponte D’Arena non vengono venduti immobili, ma qualità della vita”, afferma l’architetto Alessandra Sirtori di Valtorta Srl, società immobiliare alla quale è stata affidata sia la gestione del cantiere che la commercializzazione in esclusiva delle unità immobiliari che verranno realizzate;

“Grazie alla partnership con Planning e Coverd siamo certi di immettere sul mercato un prodotto davvero unico nel panorama monzese, capace di dare risposta alle aspettative della clientela più esigente in termini di impatto ambientale, di massimo rendimento energetico e di diminuzione dei consumi”.

Michele Ciceri