Isolamento termoacustico di pareti divisorie

Il requisito più importante di un muro divisorio è il potere fonoisolante. Attenzione però anche all’isolamento termico e all’equilibrio igrometrico, specie dove gli alloggi confinano con i vani scala.

L’isolamento termico dei muri divisori va curato in modo particolare nelle pareti che separano ambienti con temperature molto differenti, per esempio quelle poste tra le abitazioni e i vani scala.

Anche nei divisori tra unità abitative vi è tuttavia la necessità di un buon isolamento termico per prevenire i cosiddetti “furti di calore”, possibili per esempio tra un alloggio abitato e riscaldato e uno adiacente libero e non riscaldato. Dal punto di vista igrometrico, ai muri divisori sono richieste le stesse prestazioni dei muri perimetrali, cioè la capacità di accumulare calore (cosa particolarmente importante in inverno) e di assorbire temporaneamente l’eccesso di vapore acqueo dell’aria.

Entrambe queste capacità dipendono dal tipo di muratura e dalla soluzione isolante, e non devono essere compromesse da rivestimenti impermeabili.
Il problema maggiore dei muri divisori è però quello del rumore e il requisito più importante è perciò il potere fonoisolante.

Di norma quello delle pareti all’interno della stessa abitazione dovrebbe essere di almeno 42 dB, quello dei muri tra due abitazioni di 57 dB. La regola di fondo è che più una parete è pesante e migliore è il suo comportamento fonoisolante ai rumori aerei.

Tuttavia il fonoisolamento non è proporzionale all’aumento della massa e infine una parete non può essere appesantita oltre un certo limite (si tenga presente che con un muro di peso intorno ai 400 kg/mq si possono raggiungere i 52 dB, ma raramente i muri sono così pesanti). Questo è il motivo per cui nei divisori tra alloggi si ricorre quasi sempre alla parete doppia o composita, costituita da due paramenti separati da un’intercapedine. Una struttura di questo tipo offre un buon isolamento, ma da sola non basta e comunque ci sono avvertenze da tenere presenti.

  • La prima è che i due strati devono avere una massa differente affinché sia differente anche la loro frequenza critica, ossia il valore corrispondente all’inevitabile “buco” nel fonoisolamento.
  • La seconda è che bisognerebbe evitare i mattoni forati, disastrosi contro i rumori soprattutto se vengono posati con poca malta tra i giunti.
  • La terza è che il potere fonoisolante della parete composita va incrementato ponendo un adeguato strato di materiale isolante nell’intercapedine.

L’ideale è che tale materiale svolga oltre alla funzione di “terza parete” anche la funzione di isolamento termico e contribuisca a regolare l’equilibrio termo igrometrico nel modo prima descritto. Una soluzione che garantisca un ottimo isolamento acustico e permetta di rispettare le prescrizioni del DPCM 5/12/97 è la parete composita costruita con i blocchetto fonici in laterizio semipieno NK8L e NK12L, caratterizzati da una superficie di foratura non superiore al 35%.

L’ampiezza dell’intercapedine aumenta l’isolamento acustico, ma sottrae centimetri preziosi. Meglio allora puntare su un buon isolante, elastico, poroso, costituito da cellule aperte e permeabile all’aria, in grado cioè di assorbire l’energia sonora e dissiparla sotto forma di calore. Queste caratteristiche le possiedono i pannelli di sughero biondo naturale prebollito SoKoVerd.LV, che fanno anche da isolamento termico senza bisogno di barriera vapore.

Per completare la formazione della “terza parete” è necessario abbinare uno strato di ovatta vegetale KoFiVeg o di lana di pecora LanKot così da preservare anche l’equilibrio termoigrometrico.

Per un isolamento acustico particolarmente efficace o per aumentare le prestazioni fonoisolanti della muratura si può usare uno strato fonoimpedente FoniVeg, costituito da ovatta vegetale in un’anima di laminato smorzante. Un’ultima avvertenza è quella di evitare con cura la formazione di ponti acustici che consentirebbero la trasmissione del rumore per via strutturale. Per questo motivo le pareti vanno sempre desolidarizzate dagli elementi orizzontali per mezzo di un giunto elastico.

Un sistema efficace sono le strisce di sughero biondo supercompresso KoFlex da inserire tra i punti di contatto delle strutture (sopra e sotto i tavolati, tra parete e massetto del pavimento) in modo da creare una barriera alla trasmissione del rumore per via solida.

Un errore da evitare

Un errore grave ma abbastanza frequente consiste nell’esagerare con gli impianti nei muri divisori. Tubi, cavi e scatolette indeboliscono l’isolamento acustico e possono creare dei “buchi” attraverso i quali i rumori riescono a passare.

Una progettazione attenta dovrebbe evitare di concentrare le tracce nei punti più critici e se proprio non si può evitare, almeno che si esageri con l’isolante

Geom. Alberto Viscardi